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  Rinnovata la chiesetta al Revoloto

2010-07-24  
Ha un nuovo altare ed è completamente rinnovata la chiesetta che sorge a pochi passi dal rifugio Revolto, sopra Giazza, e che è dedicata a san Giovanni Battista. Domani alle 16.30 il vescovo monsignor Giuseppe Zenti, durante la celebrazione della messa festiva, consacrerà il nuovo altare in una cerimonia che sarà accompagnata da don Flavio Gelmetti, responsabile dell'Opera chiesette alpine e animata dai cori Piccole Dolomiti di Illasi, diretto dal maestro Zeno Castagnini e Tre Torri di Tregnago con il maestro Leonello Dal Molin. Agli stessi cori è affidata la preparazione del clima di festa, con un concerto che precederà di un'ora la celebrazione, seguita poi, al termine, da un rinfresco festoso.



Per tutta la giornata, con corse potenziate nel pomeriggio, il Comune di Selva di Progno ha organizzato un servizio di bus navetta che farà la spola dalla località Giare e Lago Secco fino al rifugio, per evitare l'ingorgo delle auto lungo la stretta via di collegamento.
La chiesetta, pur essendo per pochi metri in territorio trentino, è molto cara agli alpinisti veronesi, perché ospita incastonate nei suoi muri numerose targhe ricordo di caduti in montagna o di persone che con la montagna hanno avuto un rapporto intenso e riconosciuto: per questo è considerata memoria di risurrezione e luogo di incontro e di comunione tra le province e le diocesi di Trento e Verona.
Fu costruita nel 1951 per ricordare don Giovanni Battista Trida, scomparso tre anni prima, omaggio al sacerdote e professore del seminario vescovile, voluto dai suoi allievi e da alcuni confratelli. Da allora è sempre stata officiata nelle domeniche e festività estive da monsignor Luigi Piccoli che avviò l'Opera chiesette alpine e a cui successe don Germano Paiola e ora don Flavio Gelmetti, entrambi della Pia Società Don Mazza.
«La necessità di ristrutturare la chiesetta di San Giovanni Battista, specie in ordine alla sicurezza e alle esigenze di una dignitosa celebrazione liturgica, stava maturando ormai da qualche anno. Grazie all’interessamento e all’opera generosa di tanti volontari del Veronese e con la partecipazione e il contributo della Provincia di Trento, il sogno coltivato come possibile è divenuto realtà», riconosce don Flavio.
«Nell'intervento di restauro si è tenuto conto del luogo di preghiera e di devozione, orientato dal messaggio spirituale dei monti e segnato dalla memoria degli affetti più profondi, spezzati dal dolore, che richiedono luce e speranza», aggiunge il sacerdote mazziano, «e a questa speranza sono ispirati i bassorilievi, significativi per arte ed espressività, posti sull’altare e sull’ambone, opera dello scultore Matteo Cavaioni. Le opere sono scolpite in marmo nembro rosato e comprendono, oltre l’altare e l’ambone, la sede per il celebrante e un simbolo della veglia pasquale, che valorizza i segni d’acqua e fuoco, collegati dal Vangelo alla figura di Giovanni il battezzatore».
Dei nuovi cancelletti in ferro battuto, opera dell'artista di Cogollo Gino Bonamini, completano e racchiudono il recinto sacro. Bonamini ha ripreso, 58 anni dopo, elementi di fantasia su cui aveva già lavorato quand'era appena quattordicenne alla bottega di Berto da Cogollo: quasi miracolosamente tornano quindi le stesse mani a ricostruire e dare unità a quell'elemento di allora che le ha composte nuove, secondo un'originale fantasia, o restaurate dopo averle lui stesso lavorate quand’era ancora ragazzo nella bottega di Berto da Cogollo.
Una semplice ringhiera, in ferro battuto, lavoro del giovane allievo di Gino, Giovanni Battista Sauro, di Bosco Chiesanuova, è fissata attorno ai gradoni, a garantire la sicurezza e a definire e ricordare ai passanti lo spazio sacro e celebrativo, oltre a dare continuità all'opera che passa da maestro ad allievo per tre generazioni.

Aggiornato con articolo del 28 luglio di Vittorio Zambaldo sull'Arena

Si è commosso il vescovo monsignor Giuseppe Zenti nella consacrazione del nuovo altare con ambone e cero con fonte d’acqua benedetta nella chiesetta alpina di revolto, dedicata a san Giovanni Battista. Gli si sono strozzate le parole in gola al termine della celebrazione quando ha rivelato: «Più volte durante questa messa ho avuto un fremito ricordando un mio chierichetto caduto in montagna. Ho pensato se questo accade a me, cosa può succedere a genitori che qui hanno le lapidi dei loro figli?». A celebrazione conclusa ricorderà che era Giorgio Danzi, morto a 22 anni nel dicembre 1990, scivolando in un canalone, quel chierichetto di San Martino Buon Albergo a cui da parroco era affezionato anche perché orfano di padre.
È stata una cerimonia semplice e partecipata, ambientata nell’atmosfera liturgica dai canti della corale Piccole Dolomiti di Illasi diretta da Zeno Castagnini, quella che ha consacrato i lavori di restauro nella chiesetta, un’idea coltivata da don Flavio Gelmetti, dell’Istituto don Mazza e responsabile dell’Opera chiesette alpine e che ha portato a compimento nel modo migliore.
Matteo Cavaioni, trentasettenne scultore e insegnante alla scuola d’arte di Sant’Ambrogio, ha impresso nel nembro rosato dell’altare e dell’ambone le figure di un giovane Cristo risorto e di un agnello pasquale sul libro aperto. Gino Bonamini ha rimesso mano dopo 58 anni a quello stesso cancelletto a cui aveva lavorato da adolescente nella bottega di Berto da Cogollo. Il suo allievo Giovanni Battista Sauro ha invece creato la ringhiera. Elsa Manzati Maistri, di Pastrengo, ha ricamato le tovaglie, un’opera di pazienza e precisione che è stata stesa sull’altare appena consacrato.
Con loro hanno lavorato nella sistemazione e nel restauro ben 51 volontari di 20 paesi diversi, e i momenti di questa impresa sono stati fermati in una serie di istantanee fotografiche realizzate da Michele Bonomo. «Per anni siamo stati costretti a celebrare su un semplice tavolino di legno: ora abbiamo una vera chiesa», ha commentato don Flavio, ringraziando la Provincia di Trento, rappresentata dal vicesindaco di Ala Paolo Mondini, sul cui territorio ricade la chiesetta, il sindaco di Selva Aldo Gugole, il vicepresidente del Cai di Tregnago Roberto Piccoli in rappresentanza di tutte le sezioni della provincia che si sono mobilitate, e Veneto Agricoltura che ha realizzato le panchine con grossi tronchi.
«Tre mesi di lavoro hanno richiesto tre anni di burocrazia, ma con l’aiuto di tanti ce l’abbiamo fatta. Adesso chiediamo l’aiuto di tutti per sostenere l’impegno finanziario profuso», avverte don Flavio che ha concelebrato la messa con il vescovo, con don Francesco Massagrande, direttore del Collegio universitario di Padova, con don Germano Paiola parroco a Santo Stefano e che lo ha preceduto nell’incarico, con don Flavio Bertoldi, vicario per il turismo e don Giorgio Benedetti. «Mi complimento», ha detto il vescovo. «Le imprese programmate con obiettivi precisi si realizzano nei risultati sperati».V.Z.



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