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  Camminalonga con il record

2009-07-27  
 Il temporale che si è scatenato nella notte fra venerdì e sabato (la pioggia li ha colti a Tregnago) non ha scoraggiato più di tanto i partecipanti alla Camminalonga, la marcia da San Giovanni Lupatoto ai 2259 metri della vetta del carega, che ha preso il via, con i suoi 45 camminatori di cui 13 donne, dal centro del paese. 
Trentuno di loro (nuovo record di «conclusioni») hanno comunque raggiunto la cima della montagna dopo aver macinato sessanta chilometri di carrarecce su argini di fiumi e tra campi di vigne nonché su sentieri di collina e montagna. La prima a posare la mano sulla croce posta in cima ale carega, dopo 17 ore, è stata Rosanna Pellizzari, lupatotina già vincitrice di due maratone delle sabbie nel deserto del Sahara. Gli altri a seguire nell’arco di tre ore.
Coloro che sono partiti alle 19.30 di venerdì dalla piazza laterale della chiesa, davanti al municipio, con tanto di benedizione sacerdotale, hanno percorso l’argine dell’Adige fino al ponte Perez di Zevio. Qui hanno fatto un primo tratto di strada provinciale e hanno poi deviato, tra le campagne, in direzione di Vago di Lavagno. Da questo punto si è percorsa la via in direzione del Donzellino per raggiungere Illasi.
Da questo momento in poi si è andati per sentieri in risalita della valle, tutto percorso fatto al chiaro di luna perché la Camminalonga si svolge tradizionalmente il venerdì, quando c’è il plenilunio di luglio per facilitare la marcia notturna. L’anno scorso era stato l’11 luglio, quest’anno il 10.
Da Tregnago, in piena notte, si punta a Badia Calavena e poi, quando comincia ad albeggiare e, intorno alla cinque del mattino, si arriva a Sant’Andrea.
La fatica e la crisi psicologica affiorano proprio qui, quando i chilometri percorsi sono quasi cinquanta e resta da raggiungere Giazza per poi passare la foresta e salire la montagna. «Da qui in avanti non si contano più i chilometri da percorrere ma il dislivello da superare che è di quasi 1400 metri, vale a dire dalle 3 alle 4 ore di salita per raggiungere la cima del carega», racconta Giancarlo Bonafini, ex presidente e factotum dell’Associazione Amici della Montagna, operativa da oltre quindici anni a San Giovanni lupatoto e che ha organizzato tutte e dieci le edizioni della Camminalonga.
Millequattrocento metri con 50 chilometri nelle gambe e una notte passata a camminare anziché dormire, come si fa di solito. Una prova fisica ma anche di resistenza psicologica. In qualche caso chi arriva a Giazza sfinito e sconsolato getta la spugna dovendo fare i conti con la stanchezza e le vesciche ai piedi. L’hanno fatto in una decina.
Ma i più resistono anche se sanno che sarà ancora lunga. I più tenaci (molti) arrivano fino al rifugio Fraccaroli, in cima alla montagna dove il premio tradizionalmente è un piatto di minestrone. Quasi nessuno si ferma a Revolto o al rifugio Pertica. Chi arriva allo Scalorbi di solito non molla e va su ancora dando fondo alle residue energie.
Il ritorno è avvenuto con i pulmini messi a disposizione dall’organizzazione. L’assistenza ieri era formata da 4 pullmini, due auto e l’ambulanza con medico a bordo. Ma c’è stato anche chi, come l’alpinista himalayano Ezio Berti, dopo aver raggiunto la cima del Carena, è sceso fino a Campogrosso ed è poi risalito. Per lui una super Camminalonga.

di Renzo Gastaldo da L'Arena di Verona




massimo

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